non so piu che dire... o forse si! terza parte


Fotografa colta e raffinata, addestrata, grazie al lungo tirocinio di fotografa di moda e di modella, al rigore formale ed alla perfezione tecnica procede durante gli anni verso una semplificazione formale, soddisfacendo le sue nuove esigenze espressive. Nelle sue opere troviamo sempre il rapporto diretto di uno sguardo rivelatore, che probabilmente riesce ad ottenere tramite una chiarezza dell’immagine che da massima importanza al soggetto, posto frontalmente al centro della fotografia.
Il suo stile illusoriamente semplice e classico conferisce un’incongruente solennità agli “individui” particolari che per lei posano guardando al suo obiettivo senza inibizioni. In esse, una particolare qualità di “misterioso realismo”, un levigato e quasi magrittiano surrealismo nel quale l’opera di Vittoria Regina è,
come sempre accade per gli artisti che sono più realmente innovativi, frutto di un ben determinato momento storico e di un certo tipo di società, tenta anche d’ipotizzare motivazioni più strettamente personali per spiegare attraverso questo linguaggio, questa trasfigurazione, riproposizione, che il tempo viene proposto come un sistema sregolato.



"Quel che l'immaginazione coglie come cosa bella, quella dev'essere la verità".

Una donna, una top model, una fotografa e artista... Vittoria regina ama far interpretare alle "sue" donne identità complesse (messe in scene e autoritratti di lei), che uniscono forza e debolezza, perfezione fisica e dettagli imperfetti che appartengono al quotidiano, ritraendo un mondo che ci racconta di come la stessa artista abbia trovato la sua personalissima strada per raggiungerla, indagando il mondo femminile attraverso i suoi scatti. Una ricerca che si ispira alla tradizione della pittura classica italiana di Caravaggio, Tiziano e Tintoretto, riletta con i codici moderni che appartengono al linguaggio della pubblicità e alla moda. Un'attenzione al dettaglio scenografico, all'incontro di cromie intense che danno vita ad immagini teatrali ed ironiche.

Posted at a 16.08 on venerdì 17 ottobre 2008 by Pubblicato da Vittoria Regina Artistic Blog | 2 commenti   | Filed under:

non so piu che dire... o forse si! prima parte



Eretica e blasfema ma paradossalmente cristiana, la simbologia di Vittoria Regina si iscrive in un universo profondamente pagano, arcaico ed essenzialmente letterario. La costellazione dalla quale provengono le opere di Regina è strettamente correlata più che alla storia del cinema alla storia dell’arte e a quella della letteratura e della poesia. Nella poesia, vista dall’artista non solo come costruzione letteraria ma come costruzione visiva di un immaginario profondamente irrazionale... le "foto" letterari e cinematografici reginiani ritrovano l’universo antico e mitico dei trovatori e degli aedi della Grecia arcaica per ricongiungersi alla sua personale visione critica e poetica.
Regina ci propone una conoscenza del mito nei suoi aspetti antropologici e linguistici irrimediabilmente proiettata in una dimensione mitica che sboccia nella morte, come nel solido impianto di una tragedia classica. Vorrei rilevare il valore del Mito, termine che qui considero non nella sua definizione ortodossa; a mio avviso una delle chiavi più importanti attorno alle quali rileggere l’opera di Regina, dal suo primo "cliché" sino a adesso. Il significato profondo va ricercato entro gli opposti coincidenti del mito e della morte, ovvero della vita stessa e del mito successivo.

Posted at a 20.49 on giovedì 16 ottobre 2008 by Pubblicato da Vittoria Regina Artistic Blog | 0 commenti   | Filed under:

non so piu che dire... o forse si! seconda parte


Essere nella storia non basta a Regina. Con tutte le sue contraddizioni è una donna pervasa di una domanda alla quale non avrà forse mai una risposta. E l'artista di grida disperanti come Miss De' e del suo Pierrot Lunaire


o di favole sull’innocenza e l’amore come Fancy 50's, favole possibili unicamente nella dimensione del mito, e in quella, egualmente mitizzata dalla fotografa, dell’adolescenza. Sarà questo amore agape ed eros nello stesso tempo che spingerà Regina a risalire il fiume del tempo e del mito.



Il mito, l’amore viscerale per la moda, la ricerca costante di una dimensione sacra in contrasto ad una terra desolata, Regina li ritrova nei suoi "clichés" romani protagonisti di se stessa, o nella scoperta sensuale del suo corpo.
La morte che compie «un montaggio definitivo della nostra vita», concludendo il racconto della nostra esistenza e suggellandola per sempre. Si potrebbe forse apportare una revisione alla terminologia mitica -questi brevi note non bastano a spiegarla, ma ne posso proporre una chiave di lettura- sul concetto di morte, rinascita, come luogo della reinvenzione tale lo si può trovare in The Waste Lande di T.S.Eliot o nel cinema di Bergman: il valore del mito all’interno di strutture letterarie e dunque cinematografiche diviene una visione quasi antropologica, scientista. Per una antropologia mitica reginiana dovremmo ritrovare i suoi punti cardine con la pittura della prima Rinascenza italiana, Masaccio e Masolino, L’Orcagna del Trionfo della Morte, La Terra, Il Sesso e ancora la Morte; le radici della poesia dantesca in volgare...


Posted at a 20.44 on by Pubblicato da Vittoria Regina Artistic Blog | 0 commenti   | Filed under: